Apiario mel immerso nella vegetazione delle Valli di Lanzo
Il Progetto· 7 min di lettura

Apicoltura solidale: il modello DSP

Un alveare può produrre miele, ma anche competenze, relazioni e opportunità: ecco come MEL mette insieme qualità, ambiente e inclusione.

mel ApicolturaUn progetto di Dalla Stessa Parte

Da dove nasce MEL

MEL significa Miele, Ecologia, Lavoro. È il progetto di apicoltura sociale della cooperativa Dalla Stessa Parte, avviato nel 2014 e inizialmente conosciuto come I Want To Bee Happy. Nasce da una domanda concreta: come creare occasioni di lavoro capaci di riconoscere competenze e capacità di persone con disabilità o in situazione di fragilità, senza separare il valore sociale dalla qualità del prodotto?

La risposta è maturata dopo le esperienze della Fattoria Sociale e dell’orto terapeutico OrtoDSPorto. L’apicoltura è diventata un nuovo terreno di lavoro perché richiede attenzione, precisione, continuità e rispetto dei ritmi naturali: qualità che possono essere costruite e condivise in squadra.

"L’inclusione non è una lavorazione a parte: è parte della qualità con cui facciamo ogni cosa."— mel Apicoltura

Perché l’apicoltura è inclusiva

Un apiario non è fatto soltanto di visite alle arnie. Attorno alle api esistono molte attività diverse, con tempi, strumenti e responsabilità differenti: preparazione dei materiali, cura e manutenzione, smielatura, invasettatura, etichettatura, confezionamento e gestione del laboratorio. Questa pluralità consente di costruire percorsi coerenti con abilità, esperienze e obiettivi delle persone coinvolte.

Nel modello DSP, il lavoro è accompagnato da apicoltori esperti e organizzato in modo che competenza tecnica e partecipazione procedano insieme. Non si tratta di un’attività accessoria: la qualità del prodotto dipende da una filiera curata, dove ogni fase ha un ruolo reale.

Dall’apiario alla filiera

All’avvio del progetto, la cooperativa acquistò le prime 80 arnie grazie a una campagna di crowdfunding. Oggi MEL alleva oltre 100 arnie nel Ciriacese e nelle Valli di Lanzo, scegliendo siti lontani da coltivazioni intensive e inquinamento industriale.

Gli alveari non restano necessariamente fermi nello stesso luogo: il nomadismo apistico permette di seguire le fioriture e di valorizzare aree diverse del territorio. Da questo lavoro nascono mieli di acacia, castagno, tiglio, tarassaco, rododendro e millefiori, oltre a prodotti dell’alveare come propoli, pappa reale e polline.

Apicoltura solidale mel
La qualità nasce da una filiera seguita con attenzione: dagli apiari alla trasformazione nel laboratorio.

BeeLab: un luogo di lavoro

Per presidiare la filiera, Dalla Stessa Parte ha realizzato un laboratorio di smielatura e confezionamento. BeeLab è attivo dalla primavera del 2017, grazie anche al finanziamento della Compagnia di San Paolo. Qui il miele viene smielato, invasettato, etichettato e confezionato secondo le procedure previste.

Il laboratorio non lavora soltanto per MEL: mette a disposizione servizi professionali anche per produttori esterni. È un passaggio importante del modello, perché trasforma l’esperienza inclusiva in capacità produttiva riconoscibile e in un servizio utile al territorio.

Il modello DSP in sei passaggi

  • Allevare — curare le api e gli apiari
  • Seguire — scegliere i siti e le fioriture
  • Produrre — raccogliere mieli e prodotti dell’alveare
  • Trasformare — smielare e confezionare nel BeeLab
  • Includere — costruire lavoro reale e accompagnato
  • Condividere — aprire il laboratorio al territorio

Api, territorio e biodiversità

L’apicoltura sociale non esiste senza cura dell’ambiente in cui le api vivono. I siti degli apiari MEL sono scelti nel Ciriacese e nelle Valli di Lanzo, in zone caratterizzate dalla presenza di fioriture e dalla distanza da agricoltura intensiva e inquinamento industriale. Ogni arnia entra così in relazione con la flora locale e con gli equilibri del territorio.

Difendere le api non significa ridurre la natura a uno slogan. Significa lavorare con i tempi degli sciami, rispettare le stagioni, continuare a formarsi e fare della qualità una responsabilità condivisa. Il riconoscimento ottenuto dal miele di tiglio al concorso Mieli Tipici Piemontesi – Franco Merletto nel 2016 racconta questo impegno.

Qualità che genera valore

Ogni barattolo MEL è il risultato di una scelta: unire prodotto, persone e territorio senza considerare uno dei tre elementi come secondario. L’inclusione lavorativa non arriva alla fine della filiera come un’etichetta; è presente nel modo in cui il progetto viene organizzato e nelle competenze che ogni persona può mettere in gioco.

Questo è il modello DSP: un’attività economica che produce miele e, nello stesso tempo, relazioni, autonomia e attenzione alla biodiversità. Un modo concreto di dimostrare che qualità e inclusione possono crescere insieme.

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